Senza crescita demografica l´Italia non riparte

l'Unità, 30 settembre 2016
postato: 30-09-16TAGS: Economia

L'italia non cresce abbastanza ed il paese soffre anche perché la stagnazione dura da più di quindici anni. Il Pil del 2015 è pressoché pari a quello del 2000. Anche se da tre anni il segno meno è stato sostituito da piccoli segni positivi, inferiori allŽ1% annuo, il premier Renzi ha ammesso che la situazione non è soddisfacente. LŽammissione che è tutta lŽEuropa che cresce poco non è consolante, lŽItalia cresce meno della media europea. Si dice, mancano gli investimenti, vero, ma gli investimenti mancano sempre quando le prospettive di crescita sono negative. Ergo, precondizione per invertire la stagnazione è quella di attivare prospettive di crescita positive e per questo è necessario lavorare per uno scenario di futuro demografico meno negativo dellŽattuale. Infatti, perché lŽItalia cresce meno dellŽEuropa malgrado le riforme fatte ed i tanti interventi di sostegno alla domanda fatti da Renzi? Perché il Pil è fatto allŽ80% da consumi e al 20% da investimenti, quindi è trainato prevalentemente dai consumi alimentari, di vestiario, abitazioni, viaggi e tempo libero, sanità e cultura ed i consumi sono molto sensibili allŽetà della popolazione. I consumi alimentari degli anziani sono inferiori del 20% alla media, quelli di abbigliamento, abitazioni e viaggi sono inferiori del 60% almeno, gli unici consumi che crescono con lŽetà sono quelli sanitari, che non compensano certo la contrazione degli altri consumi.

LŽItalia non cresce da anni perché invecchia velocemente, come Giappone e Germania ed invecchia male perché, a differenza della Germania, che è consapevole del problema e cerca di porvi rimedio cogli immigrati e con politiche pro giovani, scuola e formazione, orari di lavoro ridotti, etc, lŽItalia non riconosce il problema o lo declassa a problema di fertilità, che esiste ma non cŽentra niente con il dimezzamento delle nascite da un milione di nati l'anno di trenta anni fa a meno della metà di oggi. I tre paesi più vecchi del mondo, Italia e Germania 44,5 anni di età media, Giappone 46 anni, hanno in comune la bassa natalità, 1,3 figli per donna, contro i quasi due di uno sviluppo sostenibile a popolazione costante. Da decenni Germania, Giappone ed Italia, sono i paesi che crescono meno.

Anche lŽEuropa soffre gli stessi mali, infatti nel mondo è l'unico continente che, per la bassa natalità, sta riducendo la popolazione. Nel periodo 2000-2015 il Pil tedesco è cresciuto poco più dell1% annuo, quello giapponese meno, dello 0,8% annuo, malgrado le decennali politiche espansive di Abe, e lŽItalia zero, con una popolazione aumentata di quattro milioni. Per riavviare la crescita occorre migliorare le prospettive di crescita, nel 2030-50 addirittura peggiori di quelle attuali. Infatti se oggi abbiamo un ultrasessantacinquenne per ogni tre occupati, nel 2050, di questo passo saremo ad un indice di vecchiaia di un lavoratore per ogni pensionato, con impossibilità di sopravvivenza sia del sistema produttivo che di quello previdenziale. Da notare che, ad esempio, anche gli investimenti diretti esteri, gli IDE, quelli delle multinazionali, rifuggono dai paesi "vecchi": in Italia, Germania e Giappone gli IDE sono i più bassi del mondo, inferiori all1% dei rispettivi Pil. Dei paesi "vecchi" la Germania se la cava meglio come Pil, occupazione ed export, solo grazie agli immigrati, che sono più del 15% della popolazione, contro il 9% dellŽItalia e prossimi allo zero in Giappone. Per tornare alla crescita del Pil è necessario cambiare le prospettive, solo tornando a scenari demografici meno neri di quelli presenti e futuri, sarà possibile ricominciare ad attrarre gli investimenti sia interni che esteri. Da notare che allŽItalia non mancano solo gli investimenti esteri ma anche quelli dei nostri industriali che, da anni, investono allŽestero più di quanto investano in Italia.