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Cambiare marcia per creare lavoro. Più servizi, più qualità, meno ore
L'incapacità di guardare lontano, è forse una proprietà antropologica dell'homo italicus, più orientato al carpe diem dei latini che alle attività programmate dei nordici, incapacità che in anni di lenti cambiamenti come quelli passati non ci nuoceva troppo, oggi rischia di fare danni gravi.
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A frenare la crescita è il fattore demografico

l'Unità, 2 settembre 2016
postato: SET 7 2016TAGS: Economia

Dopo i dati deludenti di agosto sul Pil, ci interroghiamo perché lŽItalia non cresce dopo la promettente inversione di tendenza del 1915 e primo trimestre 2016. Mancano ancora gli investimenti, è vero, anche lŽEuropa marcia piano è vero, ma è un dato che lŽItalia è tuttora fanalino di coda della crescita in Europa, dopo Francia, Germania ed anche Spagna, Irlanda e Gran Bretagna. Mancano ancora gli investimenti pubblici ma mancano soprattutto quelli privati, che arrivano se le aspettative di crescita sono positive. Solo un altro grande paese condivide con lŽItalia un periodo così lungo di stagnazione, il Giappone, il cui Pil è cresciuto con gli stessi ritmi da venti anni, meno dellŽ1% annuo, esattamente come lŽItalia. E la componente che accomuna Italia e Giappone è la regressione demografica, essendo i due paesi leader mondiali della denatalità e quindi dellŽinvecchiamento. Qualcosa di simile è accaduto ad un altro paese leader mondiale di competitività, la Germania. Anche il Pil del colosso di Berlino, malgrado il forte attivo commerciale, da decenni cresce meno dellŽ1%. annuo.

Autorevoli economisti, tra cui Bisin e Zampaglione attribuiscono la difficoltà di far ripartire lŽeconomia giapponese alle mancate riforme strutturali ed alle basse aspettative di crescita. Tutti dimenticano di citare lŽunica componente che accomuna i tre grandi paesi occidentali e che, secondo me, è la ragione numero uno che spiega la loro "decrescita infelice" di questi anni, la vecchiaia. Su 240 paesi dellŽOnu, Giappone, Germania ed Italia sono i paesi più vecchi del mondo, età media 46,1 anni in Giappone e Germania, 44,5 in Italia. Questa vecchiaia è dovuta, più che allŽallungamento della vita, alla bassa natalità, meno di 1,4 figli per donna, contro i 2,4 del mondo ed i 2 di S.U. Gran Bretagna, Francia e Svezia. In paesi così vecchi, la aspettative di crescita di famiglie ed imprese non potranno mai essere mosse solo da stimoli fiscali e monetari. Infatti la domanda di una popolazione vecchia è molto più debole della media, con lŽeccezione della domanda sanitaria ed assistenziale Secondo gli studi più aggiornati la domanda dagli ultra sessantacinquenni in termini di abbigliamento, di turismo e di abitazioni è meno di un quarto di quella dei cittadini in età da lavoro, la domanda di autoveicol-i è addirittura minore, gli anziani hanno tempi di ricambio di unŽauto di più di 10 anni contro la metà esatta dei più giovani. Come si possono attivare positive aspettative di crescita in un paese che, a causa della bassa natalità, invecchia ed ha prospettive negative di crescita demografica?

Dei tre paesi più vecchi del mondo la Germania se la cava meglio solo grazie agli immigrati, che le consentono una forza lavoro grande e giovane e degli indici di vecchiaia, rapporto tra ultrasessantenni e giovani in età da lavoro, che altrimenti non avrebbe. La Germania ha già una quota di immigrati tra le più alte dŽEuropa, 15% della popolazione, eppure imprenditori, economisti e politici intelligenti sanno che per mantenere al paese il ruolo di locomotiva dŽEuropa il paese avrà bisogno di almeno 500mila immigrati giovani ogni anno per non indebolite la forza lavoro. La Germania, a differenza di Italia e Giappone, ha capito che sinché non riesce a riportare il tasso di natalità dei suoi cittadini più vicino a quello di equilibrio di 2 figli per donna (oggi è poco più della metà), il paese ha bisogno vitale di centinaia di migliaia di immigrati ogni anno, Un altro sintomo significativo dei malevoli effetti economici della vecchiaia sono gli investimenti diretti esteri (IDE), cioè le multinazionali non investono nei paesi vecchi . Germania, Giappone ed Italia hanno il record mondiale negativo degli IDE in entrata, meno dellŽ1% dei loro Pil.

Certo che per rilanciare la crescita in modo sistematico sono necessari gli stimoli fiscali e monetari e le riforme strutturali, ma queste sono condizioni necessarie ma non sufficienti. Nessuno stimolo fiscale o monetario spingerà un vecchio a cambiare lŽauto prima di 10 anni o a viaggiare come da giovane o a costruirsi una casa di cui non ha bisogno.

Sarebbe ora che, al di là degli sforzi sia pure incauti e mal progettati del ministro Lorenzin in favore di una natalità meno suicida di quella bassissima attuale, economisti e politici riflettessero su una componente essenziale per rianimare le aspettative di crescita, un minimo di ripresa delle nascite, senza cui nessuna aspettativa di crescita del Pil sarà positiva. Ed il primo elemento per combattere la denatalità è ridurre lŽattuale intollerabile disoccupazione giovanile e sopratutto, la grande precarietà dŽimpiego. Nessun giovane sensato si azzarda a mettere figli al mondo senza un minimo di sicurezza del futuro. Sicurezza che i troppi epigoni del lavoro precario, epigoni quasi sempre con tanto di stipendio fisso, hanno combattuto senza preoccuparsi delle amare conseguenze sui giovani e sopratutto sullo sviluppo armonico del paese.

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L´Italia invecchia male e non cresce

l'Unità, 21 settembre 2016
postato: SET 22 2016TAGS: Economia

Italia non ce la fa a riavviare la crescita, lŽultima doccia fredda è della Confindustria che ha dimezzato le previsioni del Governo a 0,7% questŽanno e addirittura 0,5% nel 2017. Tutti si interrogano sui perché, nessuno si concentra sul fattore numero uno, lŽinvecchiamento attuale e le prospettive ancora peggiori del prossimo domani. Ci si concentra su altri fattori, più effetto che causa della crisi: Da anni mancano gli investimenti pubblici e privati, si fanno politiche di bilancio regressive con avanzi primari con cui si prelevano dallŽeconomia reale più risorse di quante se ne immettono, politiche di rigore imposte da Bruxelles ma anche dallŽenorme debito pubblico, anche lŽEuropa cresce poco e così via.

Nessuno centra il bersaglio, lŽItalia non cresce da anni perché invecchia velocemente ed invecchia anche male perché, a differenza della Germania, che è nelle stesse nostre condizioni di paese più vecchio del mondo, è consapevole del problema e cerca di porvi rimedio cogli immigrati e con politiche pro giovani, scuola, salario minimo di 8 euro, formazione continua, orari di lavoro ridotti, etc. I tre paesi più vecchi del mondo, Italia e Germania 44,5 anni di età media, Giappone 46 anni, hanno in comune alcune caratteristiche, la bassa natalità, 1,3 figli per donna, contro i quasi due di Francia, S.U. e Svezia, e soprattutto la bassa crescita. Da decenni Germania, Giappone ed Italia tra i grandi paesi industriali, sono quelli che crescono meno. Anche lŽEuropa soffre gli stessi mali, infatti nel mondo è lŽunico continente che, per la bassa natalità, sta riducendo la popolazione. Nel periodo 2000-2015 la Germania è cresciuta poco più dell1% annuo, il Giappone meno, solo dello 0,8% annuo, malgrado le decennali politiche super-espansive del primo ministro Abe, lŽItalia lo 0%, cioè nel 2015 lŽItalia ha lo stesso Pil del 2000, malgrado un aumento di 4 milioni di cittadini.. Perché questo? Perché la domanda di una popolazione anziana è molto debole, ad eccezione della domanda sanitaria ed assistenziale. La domanda degli ultrasessantacinquenni in termini di abbigliamento, turismo ed abitazioni è meno di un quarto di quella di una popolazione normale, ancora minore è la domanda in termini di mobilità, i tempi di sostituzione di unŽauto superano i dieci anni. Come si possono migliorare le prospettive di crescita quando non solo un paese è "vecchio" ma quando le aspettative a dieci-venti anni sono addirittura peggiori in termini di indici di vecchiaia? Infatti gli investimenti diretti esteri, gli IDE, cioè quelli produttivi, in Italia, Germania e Giappone sono i più bassi del mondo, inferiori all'1% dei rispettivi Pil. Dei tre paesi più vecchi del mondo la Germania se la cava meglio come Pil, occupazione, bilancia commerciale, etc. grazie agli immigrati, che sono più del 15% della popolazione, contro il 9% dellŽItalia e prossimi allo zero in Giappone. Sarebbe ora che economisti e politici, invece di invocare la crescita come i primitivi invocavano la pioggia, riflettessero sulla causa prima del ristagno, la "vecchiaia" da bassissima natalità, non solo attuale ma anche prospettica, in quanto non si vede alcuna politica seriamente pro giovani, pro famiglia, pro natalità. E il primo elemento da combattere per riavere un poŽ di crescita (più dello zero virgola ma meno del 2%, che sul medio periodo non tornerà più nei paesi industriali) è quella di migliorare le condizioni di allevamento dei piccoli e di ridurre lŽinsopportabile precarietà dŽimpiego dei giovani. Nessun giovane sensato si azzarda a mettere su famiglia e fare figli nellŽattuale regime di precarietà e senza un minimo di sicurezza del futuro. Precarietà che i troppi epigoni del lavoro precario, epigoni quasi sempre con uno o più stipendio fisso, hanno combattuto senza preoccuparsi dellŽavvenire dei giovani e del paese.

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Senza crescita demografica l´Italia non riparte

l'Unità, 30 settembre 2016
postato: SET 30 2016TAGS: Economia

L'italia non cresce abbastanza ed il paese soffre anche perché la stagnazione dura da più di quindici anni. Il Pil del 2015 è pressoché pari a quello del 2000. Anche se da tre anni il segno meno è stato sostituito da piccoli segni positivi, inferiori allŽ1% annuo, il premier Renzi ha ammesso che la situazione non è soddisfacente. LŽammissione che è tutta lŽEuropa che cresce poco non è consolante, lŽItalia cresce meno della media europea. Si dice, mancano gli investimenti, vero, ma gli investimenti mancano sempre quando le prospettive di crescita sono negative. Ergo, precondizione per invertire la stagnazione è quella di attivare prospettive di crescita positive e per questo è necessario lavorare per uno scenario di futuro demografico meno negativo dellŽattuale. Infatti, perché lŽItalia cresce meno dellŽEuropa malgrado le riforme fatte ed i tanti interventi di sostegno alla domanda fatti da Renzi? Perché il Pil è fatto allŽ80% da consumi e al 20% da investimenti, quindi è trainato prevalentemente dai consumi alimentari, di vestiario, abitazioni, viaggi e tempo libero, sanità e cultura ed i consumi sono molto sensibili allŽetà della popolazione. I consumi alimentari degli anziani sono inferiori del 20% alla media, quelli di abbigliamento, abitazioni e viaggi sono inferiori del 60% almeno, gli unici consumi che crescono con lŽetà sono quelli sanitari, che non compensano certo la contrazione degli altri consumi.

LŽItalia non cresce da anni perché invecchia velocemente, come Giappone e Germania ed invecchia male perché, a differenza della Germania, che è consapevole del problema e cerca di porvi rimedio cogli immigrati e con politiche pro giovani, scuola e formazione, orari di lavoro ridotti, etc, lŽItalia non riconosce il problema o lo declassa a problema di fertilità, che esiste ma non cŽentra niente con il dimezzamento delle nascite da un milione di nati l'anno di trenta anni fa a meno della metà di oggi. I tre paesi più vecchi del mondo, Italia e Germania 44,5 anni di età media, Giappone 46 anni, hanno in comune la bassa natalità, 1,3 figli per donna, contro i quasi due di uno sviluppo sostenibile a popolazione costante. Da decenni Germania, Giappone ed Italia, sono i paesi che crescono meno.

Anche lŽEuropa soffre gli stessi mali, infatti nel mondo è l'unico continente che, per la bassa natalità, sta riducendo la popolazione. Nel periodo 2000-2015 il Pil tedesco è cresciuto poco più dell1% annuo, quello giapponese meno, dello 0,8% annuo, malgrado le decennali politiche espansive di Abe, e lŽItalia zero, con una popolazione aumentata di quattro milioni. Per riavviare la crescita occorre migliorare le prospettive di crescita, nel 2030-50 addirittura peggiori di quelle attuali. Infatti se oggi abbiamo un ultrasessantacinquenne per ogni tre occupati, nel 2050, di questo passo saremo ad un indice di vecchiaia di un lavoratore per ogni pensionato, con impossibilità di sopravvivenza sia del sistema produttivo che di quello previdenziale. Da notare che, ad esempio, anche gli investimenti diretti esteri, gli IDE, quelli delle multinazionali, rifuggono dai paesi "vecchi": in Italia, Germania e Giappone gli IDE sono i più bassi del mondo, inferiori all1% dei rispettivi Pil. Dei paesi "vecchi" la Germania se la cava meglio come Pil, occupazione ed export, solo grazie agli immigrati, che sono più del 15% della popolazione, contro il 9% dellŽItalia e prossimi allo zero in Giappone. Per tornare alla crescita del Pil è necessario cambiare le prospettive, solo tornando a scenari demografici meno neri di quelli presenti e futuri, sarà possibile ricominciare ad attrarre gli investimenti sia interni che esteri. Da notare che allŽItalia non mancano solo gli investimenti esteri ma anche quelli dei nostri industriali che, da anni, investono allŽestero più di quanto investano in Italia.

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