Libri

 cambiare_marcia_per_creare_lavoro

Cambiare marcia per creare lavoro. Più servizi, più qualità, meno ore
L'incapacità di guardare lontano, è forse una proprietà antropologica dell'homo italicus, più orientato al carpe diem dei latini che alle attività programmate dei nordici, incapacità che in anni di lenti cambiamenti come quelli passati non ci nuoceva troppo, oggi rischia di fare danni gravi.
Continua...

[ Torna all'inizio della pagina ]


Pil, demografia, migranti e tasse

l'Unità, 15 febbraio 2017
postato: FEB 15 2017TAGS: Economia ,  Immigrazione

Le recenti stime del Pil nella UE mostrano ancora una volta l´importanza dei dati demografici per la crescita, i paesi che hanno fatto meglio nella crescita sono anche quelli la cui popolazione cresce. All´estremo della scala c´è da una parte l´Italia, con una crescita del Pil dell´1% (si spera) nel 2016 e dello 0,9% nel 2017, dall´altra Irlanda con una crescita del 3,4% e la Svezia, quest´ultima con una crescita del Pil che, come annunciato ieri dalla ministra delle Finanze del governo rosso-verde di Stoccolma è stata del 3,8% nel 2016 e previsto del 2,2% quest´anno. Italia e Svezia (e Irlanda) sono anche all´estremo della scala demografica, con una popolazione italiana che decresce senza immigrati mentre la irlandese e la svedese crescono dell´1% annuo sia per una natalità in forte ripresa, ormai vicina ai 2 figli per donna contro il nostro 1,3, sia per forti flussi migratori; nel 2016 gli immigrati accolti in Svezia sono stati ben 160mila, che, tenendo conto di una popolazione di 10 milioni, sarebbe come se l´Italia avesse accolto un milione di immigrati. Opposti sono anche i dati di Svezia ed Italia su occupazione, debito pubblico, investimenti esteri. Con una disoccupazione del 6,6% in Svezia e soprattutto con un tasso di occupazione (occupati su popolazione 15-64 anni) del 74%, mentre l´Italia è al 56%. A noi mancano 6 milioni di occupati per essere…svedesi. Quanto al debito pubblico, quello svedese appena 40% del Pil. Pur avendo un costo lavoro ed una pressione fiscale superiore a noi, la Svezia è 3 volte più attrattiva dell´Italia quanto ad investimenti diretti esteri, il cui Stock del 2015 è stimato dal FMI pari al 57% del Pil, contro il nostro 18,5%. E infine, ma non per ultimo in un paese come il nostro in cui anche a sinistr a si invoca, spesso a sproposito lo slogan tradizionale della destra, "meno tasse", la Svezia, con una pressione fiscale del 46,5%, è il paese europeo dove si pagano più tasse e senza mugugni. Anche perché le tasse servono a finanziare un ricco sistema sociale, dove non solo la Sanità è gratuita, ma anche la scuola, dall´Asilo all´Università, libri compresi. Poiché Giappone ed Italia sono i paesi del G8 il cui Pil è cresciuto meno nell´ultimo decennio e con i più alti debiti pubblici (Giappone 240%), i più vecchi, a più bassa natalità del mondo ed a più bassa quota di immigrati, 2% Giappone, 8,5% Italia, sarebbe ora che economisti e politici prestassero maggior attenzione all´importanza della componente demografica sul Pil. Ci sarà un motivo perché nei paesi più vecchi del mondo il Pil cresce meno mentre quelli che vanno meglio sono i paesi dove la Giovane generazione è considerata il primo fattore di successo nel mondo tecnologico e globale.

Continua a leggere

Natalita' e immigrazione fattori di sviluppo

l'Unità, 27 gennaio 2017
postato: GEN 27 2017TAGS: Economia ,  Immigrazione

Italia da anni non cresce come dovrebbe perchè il paese è sempre più "vecchio" e non dà alcun segnale di "ringiovanimento", nel 2016 sia i nati che gli immigrati (non i richiedenti asilo) sono stati meno del 2015. I paesi che invecchiano sono destinati al declino economico, cosa ignorata dalla maggioranza di politici ed economisti.

Quali sono i paesi col più basso indice di natalità? Giappone, 1,3 figli per donna e Italia, 1,4 contro una media mondiale di 2,0.Quali sono i paesi più vecchi del mondo? Giappone, 46 anni di età media ed Italia 45, contro una età media mondiale di 30 anni.

Quali sono i grandi paesi dall´economia più stagnante da decenni? Italia la cui crescita media è stata zero% dal 2000 al 2015 e Giappone, la cui crescita media è stata dello 0,8% nello stesso periodo. Contro una crescita mondiale media del 3,5%.

Quali sono i grandi paesi col più alto debito pubblico al mondo? Giappone col 240% del Pil ed Italia col 130%.

Quali sono i paesi col più basso livello di IDE, investimenti diretti esteri? Nell´ultimo decennio sia in Italia che in Giappone gli IDE in entrata ,sono stati inferiori all´1% dei rispettivi Pil.

Quali sono i grandi paesi industriali col più basso numero di stranieri immigrati? Giappone col 2% ed Italia con 8,3%, contro valori medi moto più alte di altri grandi paesi, S.U, Canada, Germania, G.Bretagna, Francia, Spagna, tutti superiori al 13%.

La stagnazione economica dell´Italia ha molte cause, inefficienza della Pubblica Aamministrazione e della Giustizia, capitalismo industriale familiare ed asfittico, ma la causa numero uno è la bassa natalità ed il conseguente invecchiamento che danneggia sia il Pil che l´occupazione e il debito. Dal lato della domanda il Pil è fatto per l´80% di consumi, abitazioni, abbigliamento, mobilità, alimentari, che, per gli anziani, con l´eccezione dei farmaci, sono meno della metà dei più giovani. Dal lato dell´offerta nella società digitale la maggioranza delle innovazioni è fatta dai giovani ed infatti l´Italia è un paese a così bassa innovazione che non riesce a dar lavoro neanche ai suoi giovani che sono la metà di trent´anni fa, con le nascite passate da 1 milione a 500mila.l´anno. Da tutti i dati emerge con chiarezza che l´eccessivo invecchiamento mette in crisi l´economia di un paese, a meno di non compensarla con flussi immigratori paralleli ed intelligenti, come ha fatto ad esempio un altro paese a bassa natalità e molto vecchio , la Germania (45 anni di età media) che ha migliorato la condizione demografica prima con massicce immigrazioni di italiani, spagnoli e turchi, poi di siriani, afgani, africani ed oggi ha una quota di immigrati superiore al 15% della popolazione.-E l´Italia come pensa di rimediare all´invecchiamento? Con la precarietà crescente dei giovani senza futuro e senza figli e con le paure anti immigrati che non si abbassano neanche davanti al fatto che più di 4000 Comuni su 8000 sono in via di spopolamento e destinati a divenire Comuni fantasma.

Come è emerso anche dal recente convegno, Italia 2025, organizzato dal prof De Masi su iniziativa del movimento 5Stelle, alla Camera dei deputati, condizione necessaria perché l´Italia imbocchi la via di una ripresa "solida", superiore allo zero virgola, è che, con le necessarie riforme, faccia politiche per rilanciare una natalità bassa e calante ed una immigrazione intelligente che, come sostiene anche l´Istat nelle sue previsioni al 2050, deve essere, per qualche tempo,di almeno 150mila unità l´anno per evitare l´ulteriore invecchiamento. Una età media della popolazione superiore ai 50 anni, renderebbe fallimentare sia il sistema pensionistico che il sistema produttivo.

Continua a leggere

A frenare la crescita è il fattore demografico

l'Unità, 2 settembre 2016
postato: SET 7 2016TAGS: Economia

Dopo i dati deludenti di agosto sul Pil, ci interroghiamo perché l´Italia non cresce dopo la promettente inversione di tendenza del 1915 e primo trimestre 2016. Mancano ancora gli investimenti, è vero, anche l´Europa marcia piano è vero, ma è un dato che l´Italia è tuttora fanalino di coda della crescita in Europa, dopo Francia, Germania ed anche Spagna, Irlanda e Gran Bretagna. Mancano ancora gli investimenti pubblici ma mancano soprattutto quelli privati, che arrivano se le aspettative di crescita sono positive. Solo un altro grande paese condivide con l´Italia un periodo così lungo di stagnazione, il Giappone, il cui Pil è cresciuto con gli stessi ritmi da venti anni, meno dell´1% annuo, esattamente come l´Italia. E la componente che accomuna Italia e Giappone è la regressione demografica, essendo i due paesi leader mondiali della denatalità e quindi dell´invecchiamento. Qualcosa di simile è accaduto ad un altro paese leader mondiale di competitività, la Germania. Anche il Pil del colosso di Berlino, malgrado il forte attivo commerciale, da decenni cresce meno dell´1%. annuo.

Autorevoli economisti, tra cui Bisin e Zampaglione attribuiscono la difficoltà di far ripartire l´economia giapponese alle mancate riforme strutturali ed alle basse aspettative di crescita. Tutti dimenticano di citare l´unica componente che accomuna i tre grandi paesi occidentali e che, secondo me, è la ragione numero uno che spiega la loro "decrescita infelice" di questi anni, la vecchiaia. Su 240 paesi dell´Onu, Giappone, Germania ed Italia sono i paesi più vecchi del mondo, età media 46,1 anni in Giappone e Germania, 44,5 in Italia. Questa vecchiaia è dovuta, più che all´allungamento della vita, alla bassa natalità, meno di 1,4 figli per donna, contro i 2,4 del mondo ed i 2 di S.U. Gran Bretagna, Francia e Svezia. In paesi così vecchi, la aspettative di crescita di famiglie ed imprese non potranno mai essere mosse solo da stimoli fiscali e monetari. Infatti la domanda di una popolazione vecchia è molto più debole della media, con l´eccezione della domanda sanitaria ed assistenziale Secondo gli studi più aggiornati la domanda dagli ultra sessantacinquenni in termini di abbigliamento, di turismo e di abitazioni è meno di un quarto di quella dei cittadini in età da lavoro, la domanda di autoveicol-i è addirittura minore, gli anziani hanno tempi di ricambio di un´auto di più di 10 anni contro la metà esatta dei più giovani. Come si possono attivare positive aspettative di crescita in un paese che, a causa della bassa natalità, invecchia ed ha prospettive negative di crescita demografica?

Dei tre paesi più vecchi del mondo la Germania se la cava meglio solo grazie agli immigrati, che le consentono una forza lavoro grande e giovane e degli indici di vecchiaia, rapporto tra ultrasessantenni e giovani in età da lavoro, che altrimenti non avrebbe. La Germania ha già una quota di immigrati tra le più alte d´Europa, 15% della popolazione, eppure imprenditori, economisti e politici intelligenti sanno che per mantenere al paese il ruolo di locomotiva d´Europa il paese avrà bisogno di almeno 500mila immigrati giovani ogni anno per non indebolite la forza lavoro. La Germania, a differenza di Italia e Giappone, ha capito che sinché non riesce a riportare il tasso di natalità dei suoi cittadini più vicino a quello di equilibrio di 2 figli per donna (oggi è poco più della metà), il paese ha bisogno vitale di centinaia di migliaia di immigrati ogni anno, Un altro sintomo significativo dei malevoli effetti economici della vecchiaia sono gli investimenti diretti esteri (IDE), cioè le multinazionali non investono nei paesi vecchi . Germania, Giappone ed Italia hanno il record mondiale negativo degli IDE in entrata, meno dell´1% dei loro Pil.

Certo che per rilanciare la crescita in modo sistematico sono necessari gli stimoli fiscali e monetari e le riforme strutturali, ma queste sono condizioni necessarie ma non sufficienti. Nessuno stimolo fiscale o monetario spingerà un vecchio a cambiare l´auto prima di 10 anni o a viaggiare come da giovane o a costruirsi una casa di cui non ha bisogno.

Sarebbe ora che, al di là degli sforzi sia pure incauti e mal progettati del ministro Lorenzin in favore di una natalità meno suicida di quella bassissima attuale, economisti e politici riflettessero su una componente essenziale per rianimare le aspettative di crescita, un minimo di ripresa delle nascite, senza cui nessuna aspettativa di crescita del Pil sarà positiva. Ed il primo elemento per combattere la denatalità è ridurre l´attuale intollerabile disoccupazione giovanile e sopratutto, la grande precarietà d´impiego. Nessun giovane sensato si azzarda a mettere figli al mondo senza un minimo di sicurezza del futuro. Sicurezza che i troppi epigoni del lavoro precario, epigoni quasi sempre con tanto di stipendio fisso, hanno combattuto senza preoccuparsi delle amare conseguenze sui giovani e sopratutto sullo sviluppo armonico del paese.

Continua a leggere

[ Torna all'inizio della pagina ]