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Cambiare marcia per creare lavoro. Più servizi, più qualità, meno ore
L'incapacità di guardare lontano, è forse una proprietà antropologica dell'homo italicus, più orientato al carpe diem dei latini che alle attività programmate dei nordici, incapacità che in anni di lenti cambiamenti come quelli passati non ci nuoceva troppo, oggi rischia di fare danni gravi.
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Il modello spagnolo per i gitani o Rom

l'Unità, 12 maggio 2017
postato: MAG 12 2017TAGS: Economia ,  Immigrazione

Dopo la Romania, la Spagna è il paese europeo che ospita una delle più numerose comunità Rom, chiamati gipsy, gitani, almeno 500mila che sono più dell´1% della popolazione mentre l´Italia ne ospita circa 180mila, lo 0,3% della popolazione, tre volte meno della Spagna. L´Andalusia è la regione dove i gitani sono più numerosi, tanto che il flamenco gitano è diventata la ballata più tipica di quella regione. E la Spagna è anche il paese europeo che ha meglio gestito il problema Rom, utilizzando bene i fondi europei, a differenza dell´Italia e sopratutto dopo la dittatura di Franco, varando una serie di provvedimenti di integrazione e gestendoli al meglio. Già nel dicembre 2010 il New York Times, in una analisi di Suzanne Daley e Raphael Minder aveva elogiato il modello spagnolo come miglior esempio europeo: "Il 92% dei gitani vive in appartamenti e case normali, a fronte di molti paesi europei dove la maggioranza vive ancora in baracche. Il 50% dei lavoratori Rom è regolarmente impiegato, a dispetto del mito che il Rom, come nomade, non può mantenere un impiego stabile. Praticamente tutti i bambini gitani sono iscritti nelle scuole elementari e possono contare su mediatori che ne facilitano l´inserimento, mentre in molti paesi europei vengono addirittura collocati in classi speciali per studenti con disabilità mentale." Eppure in Spagna i gitani partivano da situazioni peggiori: sotto la dittatura di Franco i gendarmi della Guardi civil facevano spesso raid nei loro accampamenti costringendoli a vagare per il paese. Secondo, Salute Internazionale Info (11.05.2017), "Chiave vincente del successo spagnolo è stata la decisione politica comune che, a prescindere dal gruppo politico al potere, ha permesso di perseguire con continuità le politiche di integrazione dei gitani, a differenza di molti paesi europei, segnatamente Francia e Italia, dove si sono registrati continui e gravi episodi di intolleranza istituzionale e popolare" Non da ultimo va considerato il problema economico, la Spagna prevede di spendere per la questione Gitani circa 130 milioni di euro in cinque anni, di cui almeno 60 provengono da Fondi europei. Tralasciando il confronto con i costi delle politiche di intolleranza seguite da molti paesi europei, sgomberi, espulsioni forzate, etc., costi superiori a quelli spagnoli di integrazione, c´è anche da segnalare che i paesi europei più intolleranti, sono anche quelli che non hanno volontà politica e capacità organizzative per utilizzarli. Non tutti i problemi di integrazione dei Rom sono stati risolti anche in Spagna, ma quel modello sembra, per civiltà ed efficacia, distante anni-luce dai modelli sconclusionati, incivili e costosi seguiti da altri paesi come Francia ed Italia.

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Emergenza denatalità, la ricchezza di una nazione è nei suoi figli

l'Unità, 30 marzo 2017
postato: MAR 30 2017TAGS: Economia

S

e i governanti non capiscono che la ricchezza di una nazione è nei suoi figli e che il primo problema della non crescita sta nella denatalità e nell´invecchiamento, cosa ci stanno a fare al governo! Nel 2016, per la prima volta da secoli, le popolazioni di Italia e Giappone si sono ridotte per numero di morti superiori ai nati e, vedi caso, Giappone ed Italia sono i paesi industriali a più bassa natalità del mondo, 1,3 figli per donna, i paesi più vecchi del mondo 45 anni di età media ed anche quelli i cui Pil, dal 2000 ad oggi, sono cresciuti meno nel mondo, dello zero % l´Italia e dell0 0,8% il Giappone. Non è un caso se Italia e Giappone sono anche i paesi che attirano meno investimenti diretti esteri, il cui stock rispetto al Pil, secondo il FMI, nel 2015 era del 4% in Giappone e del 18% in Italia, contro una media del 48% nella UE. È chiaro a tutti, tranne a politici ed economisti italiani, che denatalità ed invecchiamento sono fattori anti crescita, perché la domanda dei "vecchi", eccetto quella sanitaria, è nettamente inferiore alla media e perché nel mondo la maggioranza di innovazioni è fatta dai giovani. Un paese simile per denatalità ed invecchiamento è la Germania che però ha una differenza con Italia e Giappone, avendola compensato con gli immigrati, che sono il 15% della popolazione contro il 10% di Italia e lo 1% del Giappone. Infatti sia i dati del Pil che quello degli investimenti diretti esteri e quelli del debito pubblico (Giappone 240%, Italia 132%) sono nettamente migliori di quelli di Giappone ed Italia. Recentemente Eurostat ha diffuso i dati del 2016 che confermano che, ancora una volta, il tasso di fertilità più alto d´Europa è quello della Francia, con 2,1 nati per donna. I motivi per cui le donne francesi fanno più figli di quelle degli altri paesi europei è che da anni la Francia ha adottato una serie di politiche per le famiglie con figli, senza discriminare i genitori sposati da quelli conviventi. In Francia i nati fuori dal matrimonio sono il 50% del totale, contro il 25% dell´Italia. Da Tim Europa Business del 17/3 copiamo:"La Francia investe circa il 4% del Pil per le famiglie con bambini ed il grosso degli aiuti arriva col secondo figlio (e cresce per ogni ulteriore figlio). Circa il 40% dei bambini sotto i 2 anni viene affidato a servizi per l´infanzia e circa il 92% tra i 3 ed i 6 ani frequenta la scuola materna. Le francesi sono incoraggiate a non lasciare il lavoro, infatti il tasso di occupazione femminile è superiore al 60% contro il 46% in Italia. Molti sostenitori della famiglia tradizionale sostenevano che questi incentivi indifferenziati avrebbero portato ad una diminuzione delle nascite; la realtà è diversa, il tasso di natalità è più alto nei paesi europei in cui le donne lavorano che in quelli in cui stanno a casa".

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La diseguaglianza spinge i populismi

l'Unità, 25 giugno 2016
postato: GIU 25 2016TAGS: Economia ,  Politica

l populismi hanno colpito ancora, questa volta in Gran Bretagna, dove la paura dei migranti alimentata da Nigel Farage, un politico che non è neanche in Parlamento, ha fatto vincere al Referendum l´uscita dalla UE, che pure era stata contrastata dalle associazioni più rappresentative del paese. Ancora una volta la propaganda che alimenta le paure, ha stravinto sulle politiche positive di sostenibilità e solidarietà portate avanti dai progressisti. È un fenomeno che capita da qualche decennio nel mondo, dove la maggioranza dei ceti medi e popolari non segue più i partiti progressisti ma è affascinata dalle urla dei populisti di destra che tuonano contro l´establishment, banche, partiti, sindacati e soprattutto contro gli immigrati, accusati di tutti i problemi, anche quelli di cui non sono responsabili come l´aumento delle diseguaglianze, drammaticamente accentuate da alcuni decenni.

Romano Prodi ricordando giorni fa su Repubblica, che i populismi prosperano insieme alle diseguaglianze, ha toccato il nervo scoperto della sinistra. Da molti decenni, dall'avvento al potere di Reagan e della Thatcher, in tutto il mondo abbiamo avuto un aumento secco delle diseguaglianze, con ricchi sempre più ricchi e ceti medi e popolari sempre più poveri. Sono aumentati a livelli scandalosi le differenze di guadagno tra manager e lavoratori comuni, arrivando a valori mai toccati in passato. Il presidente storico della Fiat, Valletta, guadagnava 50 volte più del suo operaio, oggi l´amministratore delegato Marchionne guadagna almeno 500 volte. Lo stesso avviene naturalmente con la distribuzione della ricchezza, in Italia il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45% della ricchezza totale, mentre il grosso di ceti medi e popolari, il 60% delle famiglie, ne possiede meno del 20%. Negli SU le diseguaglianze sono ancora maggiori, mentre in Europa l´Italia è tra i paesi più diseguali (indice di Gini, che misura le diseguaglianze è ai valori massimi) , insieme alla Gran Bretagna ai valori massimi (anche sotto la premiership di sinistra di Tony Blair i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri) mentre Germania, Francia e soprattutto i paesi nordici hanno valori di diseguaglianze inferiori.

Quali effetti producono diseguaglianze così marcate? Principalmente di due tipi, economiche, di depressione della domanda, in quanto si riduce fortemente il potere di acquisto dei ceti popolari impoveriti, politiche di successo dei populismi di destra, che utilizzano la crisi dei ceti medi e popolari per aumentarne le paure e le incertezze, accusando le politiche sociali di Welfare e di accoglienza migranti, di tutti mali di cui soffrono ceti medi e popolari. Perché operai, giovani e disoccupati delle periferie dovrebbero votare per governi anche di sinistra, che non hanno fatto politiche di riduzione delle diseguaglianze? Vedansi tra l´altro i risultati delle recenti elezioni amministrative a Roma e Torino, dove quartieri un tempo di sinistra, hanno votato massicciamente contro la sinistra.

Tutti dicono di voler combattere le diseguaglianze, ma è un fatto che queste crescono continuamente sia sotto i governi di destra che di sinistra. È colpa della globalizzazione, dicono molti, è vero ma è anche vero che non si mettono in campo politiche macroeconomiche di contrasto alle diseguaglianze. Come si battono le diseguaglianze di reddito e di ricchezza in un paese capitalista e democratico? In due modi principali, con un fisco progressivo e con un Welfare universale. Entrambe queste politiche che migliorano le condizioni socio-economiche dei ceti più deboli, hanno avuto pochi ascolti in questi anni, anche in Italia. Non c´è stato nessun inasprimento di aliquote fiscali per i redditi più alti, anzi l´abolizione dell'Imu anche per i più ricchi e l'uso del contante sino a 3000 euro sono stati dei contro segnali. Quanto al Sistema sociale, i tagli degli ultimi dieci anni , anche se necessari, alla Sanità, all'Istruzione ed ai Comuni, hanno fatto aumentare la spesa privata per la salute e l´istruzione, peggiorando la condizione economica e sociale dei ceti medi e popolari.

La vittoria di Farage in Gran Bretagna, la crescita dei fascisti in Austria, Olanda e Francia, la non auspicabile ma possibile vittoria di Trump in America, sono segnali chiari del crescente successo dei populismi alimentati dalle destre e dei crescenti fallimenti della sinistra nel battere le diseguaglianze. Quanto prima si metteranno in campo politiche per combattere le diseguaglianze crescenti, meglio sarà per tutti, noi ed i nostri figli e nipoti.

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